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Valle d'Aosta

 

(carte enografiche tratte da ©www.vqprd.it)
aosta
 

Furono i Salassi, preistorica tribù di origine ligure-gallica, i primi abitatori della valle che praticarono in questa terra la coltura della vite con un certo successo, favoriti anche dal fatto che in quei tempi questa regione godeva di condizioni climatiche migliori delle attuali. Questi fieri abitanti opposero notevole resistenza alla dominazione romana fino al 25 a.C., anno in cui il console romano Aulo Terenzio Varrone Murena ne spezzò la resistenza, portando 36.000 di loro al mercato di Ivrea per essere venduti come schiavi. Va da sè che i legionari romani si impegnarono a prosciugare fino all'ultima stilla di vino le cantine degli sconfitti, sicuramente meritevole del già esperto palato dei soldati. La Valle d'Aosta, possiede un mesoclima particolarmente favorevole ed in questa zona ancora relativamente sconosciuta si coltivano ventidue diversi vitigni autorizzati.

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Piemonte

 

(carte enografiche tratte da ©www.vqprd.it)

piemonte

 

 

Furono senz'altro i Greci i primi a portare vini di qualità nella regione,scaricando le loro navi ricolme di anfore di vino nei porti liguri, e penetrando nel territorio anche con barbatelle e talee, che costituirono i primi impianti e vigneti. Infatti, in piena età romana la coltivazione della vite era già fiorente, tanto che Plinio il Vecchio, nella sua enciclopedica ''Naturalis historia'' , già profila l'odierna area viticola, accennando altresì alle prime botti lignee della storia enologica, usate appunto in quella zona ''circa Alpes'', cioè nei pressi delle Alpi.


Con la caduta dell'Impero Romano e l'invasione di Goti e Borgognoni prima ed Ungari e Saraceni più tardi, la viticolutura, pur subendo non poche devastazioni, si mantenne sempre abbastanza efficiente, e lentamente continuò ad espandersi prima e dopo l'anno 1000. In pieno Medioevo possiamo così apprendere, dal Codex Astiensis, che la città di Asti è ''fornita di vino buono e ottimo''. Più o meno all'inizio del Millennio si registra l'esistenza del vitigno nebbiolo ed in seguito Pier de' Crescenzi loda, nel suo trattato di agricoltura, gli ottimi metodi seguiti nella coltura della vite dai contadini del Monferrato.

 

piemonte

E' infatti questo eil periodo nel quale viene introdotto l'allevamento a spanna, cioè vite maritata a palo secco e potatura corta: questo termine diventerà simonimo, nel novarese, del vitigno nebbiolo così coltivato.
Con il trascorrere dei decenni , appaiono sempre più numerosi i documenti che attestano la vitalità del settore viticolo, descrivendo nuovi vitigni, come pignole, labrusche e moscatelli, mentre i regolamenti comunali si occupano sempre più di vendemmie e di tutela dei vigneti. Nel 1500, altri documenti ci informano in modo dettagliato sulla viticoltura e sui vini piemontesi: il bottigliere di Papa Paolo III, Sante Lancerio, ci fa sapere che ''Voghera fa buon vino'',
che ''Tortona fa unico vino'', che ''buoni vini sono ad Alessandria'', citando poi come luoghi di buona produzione

 

 

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piemontesCassine, Acqui, Saluzzo, Cairo Montenotte ed altri ancora: E' anche l'epoca nella quale nascono i primi ''chiaretti'' di ispirazione francese, dando una svolta ai tradizionali metidi di vinificazione. Il successo dei vini piemontesi si allarga sempre più tanto che persino Luigi XIV, il Re Sole, avendo gustato vini e formaggi i, li aveva trovati eccellenti. Intorno alla metà del XVIII secolo, i fermenti illuministici ed il grande fervore che li accompagna animano un profondo processo di rinnovamento agricolo e quindi vitivinicolo: la vite si insedia definitivamente sui colli, e dai chiaretti e dai vini dolci si passa ai progenitori dei vini di oggi, il Barolo in primo luogo.

 

 

 

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Nel 1843 il conte di Cavour, produttore di vini oltre che grande politico, si dedica con passione ai primi studi ampelografici e trascorre il suo tempo libero nella vigna a potare, vendemmiare e individuare nuove varietà di uve. Purtroppo, su questa nuova fioritura si abbattono i flagelli dell'oidio, della peronospora e della fillossera, determinando decenni di profonda crisi, che di fatto lasciano il segno fin quasi alla soglia del secondo conflitto mondiale.


 

 

 


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Lombardia

 

 

(carte enografiche tratte da ©www.vqprd.it

 

lombardiaIn terra lombarda la coltivazione della vite si presenta già nella preistoria, come dimostrano i ritrovamenti archeologici risalenti all'età del bronzo, sulle rive del Garda e del lago d'Iseo, appartenenti alla Vitis vinifera silvestris Gmer. La coltivazione vera e propria della vite della sottospecie Vitis vinifera sativa si fa risalire al VII-V secolo a.C., quando popolazioni retiche provenienti dal nord, Atestini dall'est, Etruschi e Liguri (che probabilmente crearono le prime terrazze in Valtellina) dal sud, dettero impulso a questa coltura, insegnando tecniche di vinificazione relativamente più funzionali, seppur con sistemi piuttosto rudimentali, alle popolazioni locali. Con la dominazione romana la vitivinicoltura si sviluppò con tecniche più solide, ponendo le basi dei famosi vini retici, ricordati dagli scrittori del tempo, tra i quali Virgilio e Catullo, che a sua volta loda i vini di Sirmione. Ma con la decadenza dell'Impero Romano e le successive invasioni barbariche, tra cui quella dei Longobardi, dai quali la regione ha preso il nome, la vigna soffrì di un vasto abbandono, pur producendo vini apprezati sulle mense degli invasori.

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Liguria

 

(carte enografiche tratte da ©www.vqprd.it)



A sud-ovest, lungo la costa mediterranea, si estende la regione Liguria, conosciuta più per la sua Riviera che per i suoi vini, ma nella bella zona montuosa delle Cinque Terre si producono alcuni vini attraenti e intensi, di colore giallo paglierino, derivato dal vitigno Vermentino e dai vitigni locali, Bosco e Albarola.

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Trentino-Alto Adige

 

(carte enografiche tratte da ©www.vqprd.it)

 

Trentino-Alto AdigeIl Trentino Alto Adige, confinante con l'Austria, è composto da due zone. A nord c'è Bolzano (Sud Tirolo o Alto Adige) di lingua tedesca, dove i vigneti di una bellezza spettacolare sono coltivati sui terrazzamenti dei pendii delle vallate. Qui si producono vini DOC rossi e bianchi, freschi e vivaci, da un gran numero di vitigni, francesi, tedeschi e autoctoni. Più a sud, la parte di lingua italiana produce vini con uno stile un pò più morbido e più intenso rispetto a quelli dell'Alto Adige. Qui si produce, tra l'altro, un vino rosso, morbido e fruttato, Teroldego Rotaliano, DOC che deve il suo nome al vitigno Teroldego. E' un vitigno autoctono che si coltiva quasi esclusivamente nella zona intorno alla città di Trento.

 

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Veneto

 

Veneto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel Veneto sono prodotti i vini famosi Soave, Bardolino e Valpolicella. I produttori di questa zona si sono sforzati molto per far rendere di più la produzione vitivinicola che, come volume, si trova al secondo posto in Italia con circa dieci milioni di ettolitri prodotti all'anno. Il Veneto non produce solo grandi quantitativi di vini da tavola ma, anche, alcuni vini di altissima qualità come l'Amarone di Valpolicella, il Valpolicella Classico DOC e, recentemente, il vino dolce passito Recioto di Soave ha ottenuto la denominazione DOCG, così come il Soave Superiore e il Bardolino Superiore. Soave viene prodotto con almeno il 70% di Garganega e non più del 30% di Trebbiano mentre il Valpolicella è fatto con un uvaggio di Corvina Veronese (minimo 80%), Rondinella e Molinara. Qualche volta sono utilizzati anche altri vitigni come Negrara, Rossignola, Barbera e Sangiovese. Lo stesso uvaggio si utilizza per il Bardolino, ma si può usare anche il vitigno bianco Garganega con non più del 15%. Negli ultimi tempi, i vini fatti con uve appassite sono diventati molto ricercati. Il Recioto di Soave dal colore dorato è un vino da dessert, molto ricco di estratti e con lo zucchero e l'acidità in ottimo equilibrio e una freschezza deliziosa. Il Recioto della Valpolicella, con il suo colore rosso profondo, il suo frutto vellutato e la sua dolcezza, che ricorda i vini fortificati, è perfetto con il gorgonzola. Il vino più ricercato è, comumque, l'Amarone della Valpolicella, un vino incredibilmente ricco, concentrato e alcolico, che si lascia fermentare fino all'esaurimento degli zuccheri. Amarone ha preso il suo nome dalla parola "amaro" a causa della sua nota evidente di noccioli di ciliegia nel sapore. Ripasso è un Vlalpolicella che è stato fatto rifermentare sulle bucce del Recioto.

(carte enografiche tratte da ©www.vqprd.it)

 

 

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Friuli Venezia-Giulia

 

(carte enografiche tratte da ©www.vqprd.it)

 


Friuli Venezia-GiuliaIl Friuli Venezia-Giulia si è fatto conoscere, soprattutto, per i suoi vini bianchi innovativi, di uno stile moderno, molto ricco e aromatico. Il clima è influenzato dall'aria fresca delle Alpi che viene intiepidita dai venti più miti dell'Adriatico. Nelle zone DOC, Collio Goriziano, Colli Orientali del Friuli e parte del Grave del Friuli, i vitigni locali, Tocai, verduzzo, Ribolla, Malvasia e Picolit (la base per uno dei vini italiani da dessert più esclusivi) hanno trovato il loro migliore habitat. Anche altri vitigni più conoscciuti com Sauvignon Blanc, Riesling, Traminer, Pinot Grigio e Pinot Bianco si sono acclimatati molto bene. Ramandolo, è il primo vino classificato DOCG, in questa regione. E' un vino dolce o semi dolce, di un colore intensamente dorato che viene prodotto dal vitigno Verduzzzo. Nonostante il Friuli Venezia- Giulia raggiunga dei risultati splendidi con i suoi vini bianchi, produce più rossi che bianchi ed è il Merlot che domina, anche se alcuni vini interessanti vengono fatti con il Cabernet Franc e, meno, con il Cabernet Sauvignon nonchè i vitigni locali Refosco, Schioppettino e Tazzelenghe. Alcuni vini sono, anche, prodotti da interessantissimi uvaggi, per esempio il Ronco dei Roseti, fatto con i quattro vitigni di Bordeaux, il Tedesco Limberger e i locali Refosco e Tazzelenghe.

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Emilia Romagna

 

(carte enografiche tratte da ©www.vqprd.it)

Emilia Romagna A nord-est degli Appennini si estende la regione Emilia Romagna in un triangolo sulla pianura del Po, da Parma a Ravenna e Rimini sulla costa. Sulle colline interne si produce il vino bianco Albana di Romagna DOCG, che, solo negli ultimi anni, ha cominciato a corrispondere alle aspettative della denominazione offrendo vini con tutte le gradazioni di dolcezza, dal secco al passito dolce. Sangiovese di Romagna ha, forse, avuto una cattiva fama, meritata solo in parte, ma la qualità è migliorata notevolmente, soprattutto a livello di Superiore e Riserva. Il Trebbiano è coltivato in Romagna da migliaia di anni, oggi se ne produce un vino bianco, abbastanza neutro e secco, fresco, fruttato con sentori semplici di mela. Il Lambrusco, che si produce nelle zone di Modena, Reggio Emilia e Bologna, è un vino frizzante o spumante che può essere dolce o amabile, rosso o rosato. Questo vitigno è una forma molto antica della Vitis Vinifera Satifera, derivante direttamente dalla Vitis Vinifera Silvestris, che cresceva selvatica in questa zona. Gli etruschi la coltivavano, allevandola molto alta legata agli alberi, così come si può vedere ancora oggi. Il Lambrusco di Sorbara è considerato il migliore, seguito dal Lambrusco Grasparossa di Castelvetro. Il Lambrusco è, generalmente, piuttosto leggero e di basso grado alcolico.

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Toscana

 

(carte enografiche tratte da ©www.vqprd.it)

 


Toscana La Toscana è una delle regioni con il più alto numero di vini DOCG, un gran numero di DOC, IGT e VdT. La Toscana è un distretto vinicolo con una storia molto antica. Già gli etruschi coltivavano la vite e sugli affreschi delle tombe etrusche si può vedere che il vino faceva parte dei loro riti religiosi. L'interesse per i vini nei fiaschi avvolti con la paglia cominciava a diffondersi nel Rinascimento, e i potenti commercianti di Firenze offrivano sempre ai loro ospiti i vini del Chianti, nel famoso fiasco.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La regione Toscana conserva, tuttora, Toscanal'aspetto di quando fu ritratta da Leonardo da Vinci e da Raffaello. Le morbide colline sono coperte di vigneti, cipressi e oliveti, circondati da foreste e le piccole città, aggrappate alle cime delle colline, sembrano da allora immutate, con i loro palazzi nobiliari. Le estati sono lunghe e calde e, qualche volta, la siccità può creare problemi. Gli inverni sono più miti che nell'Italia settentrionale. Ci sono tanti tipi di terreno, ma argilla e breccia calcarea dominano. I migliori vigneti in Toscana li troviamo sul cosiddetto galestro: un terreno breccioso, ricco in ossidi di ferro e alluminio.
I Vini: Il Chianti si produce in sette zone della Toscana, prima di tutto nel Chianti Classico, situato nel cuore del Chianti, tra Firenze e Siena, dove se ne produce la più alta qualità. Il Gallo Nero, che si incontra sulle insegne qua e là sulle strade del Chianti, è il simbolo del sonsorzio del Chianti Classico. Dopo un processo intavolato dalla impresa californiana Gallo, il Gallo Nero del Chianti Classico non può più utilizzare la parola Gallo Nero, ma solo il simbolo del gallo. Altre zone sono Colli Aretini, Colli Fiorentini, Colli Senesi, Colline Pisane, Montalbano e Rufina, con vini che variano molto in carattere e stile. Non sono solo le caratteristiche del territorio che influenzano i vini, ma anche le tecniche di vinificazione e gli uvaggi. Il Chianti e i Chianti Classico di oggi sono prodotti con il 75% - 100% di Sangiovese, con un'aggiunta massima del 10% Malvasia e/o Trebbiano. Una serie di altri vitigni neri raccomandati (Cabernet Sauvignon, Mammolo e Colorino) possono ache far parte dell'uvaggio, ma tanti produttori hanno deciso, negli ultimi tempi, di usare nei propri vini solo il 100% di Sangiovese e di escludere del tutto i vitigni bianchi. Alcuni produttori usano anche affinare una parte del vino in barrique di rovere francese e il resto, tradizionalmente in grandi botti di rovere sloveno, per aumentare il fruttato. Il fiasco, avvolto in raffia, sinonimo del Chianti, è stato sostituito dalle bottiglie bordolesi, molto più lineari e più in stile con il Chianti moderno. Quindi, oggi ci si è allontanati parecchio dalla ricetta del Chianti, una volta stabilita dal barone Bettino Ricasoli, il quale stabilì che il Sangiovese doveva essere vinificato in uvaggio con altri vitigni. Un' altra tecnica, sempre più in disuso, è il cosiddetto governo, che consiste in una rifermentazione del vino appena fatto con un'aggiunta di circa il 10%  di mosto di uve passite. Con questo metodo si otteneva un vino fresco, appena frizzante che, ormai, si produce solo per il consumo locale.
Brunello di Montalcino, uno dei vini DOCG più nobili d'Italia, si produce con una variante locale del Sangiovese, il Brunello (o Sangiovese grosso) che è un vino con molto frutto e tannico, con grande complessità e ricchezza e con note sontuosamente ricche di prugna, ciliegia e spezie. Normalmente il Brunello richiede un periodo piuttosto lungo per maturare.
Vino Nobile di Montepulciano, il primo DOCG d'Italia, viene fatto, principalmente, con una variante locale del Sangiovese: il Purgnolo Gentile. Si può usare l'uvaggio con dal 10% al 20% di Canaiolo o al massimo il 20% di altri vitigni raccomandati nella zona. L'uvaggio rende il vino più leggero del Brunello, ricordando piuttosto un Chianti Classico.
Il Carmignano, viene da una zona a ovest di Firenze. Le uve sono, principalmente, di Sangiovese, al quale, secondo il disciplinare, è possibile aggiungere fino al 20% di Cabernet Sauvignon o altri vitigni autorizzati come il Canaiolo e il Cabernet Franc.
Il primo vino di Cabernet Sauvignon che ha ottenuto la DOC è il Bolgheri Sassicaia. Inoltre si è creato una particolare DOC, Sant'Antimo, che include una serie di vini fatti sia con vitigni internazionali che autoctoni. Alcuni produttori preferiscono, comunque, conservare la dicitura Vino da Tavola per i loro vini di altissima qualità (i cosiddetti supertuscans), fatti con uve non tradizionali, per es: Tevernelle (Castello Banfi), un vino di 100% Cabernet Sauvignon; Solaia (Marchesi Antinori) e Ghiaie della Furba (Capezzano) essenzialmente di Cabernet Sauvignon; il Tignalenno (Antinori) e il Vigorello (San Felice) da principalmente, Sangiovese. Produttori che fanno vino con il 100% di Sangiovese sono però ritornati alla dicitura DOCG Chianti o DOCG Chianti Classico.
Vernaccia di San Gimignano, è stato il primo vino in Italia ad aver avuto la denominazione DOC e nel 1993 fu promosso a DOCG. Il vino viene fatto dal vitigno omonimo, ma si possono aggiungere fino al 10% di altri vitigni. E' un vino bianco, fresco e vivace, con molto nerbo e, alle volte, quasi acidulo. Il suo profumo è molto pronunciato con una leggera amarezza nel retrogusto.
Il Vin Santo viene prodotto in tre distretti DOC: Chianti, Chianti Classico e il Montepulciano, I vitigni usati pei il Vin Santo sono Malvasia e Trebbiano e, inoltre, nel Montepulciano un pò di Grechetto nell'uvaggio. Le uve vengono appassite prima della pigiatura e dopo la fermentazione il vino, che può essere dolce o amabile, ha un sapore concentrato, evoluto, molto aromatico e, spesso, una leggera nota di ossidato.

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Marche

 

(carte enografiche tratte da ©www.vqprd.it)

 

MarcheNelle Marche, da prima del 1300, si coltiva il vitigno bianco Verdicchio e i vini che ne derivano sono, spesso, puliti e vivaci, ma di carattere e qualità molto variabili. La zona più apprezzata è Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC, dove si produce sia un vino tranquillo che, in piccola parte, uno spumante. Si possono aggiungere, al Verdicchio, fino al 20% di Trebbiano o Malvasia.
Il vitigno nero più coltivato nelle Marche, come nell'Abruzzo e nel Molise, è il Montepulciano che, nonostante il suo nome, non ha niente in comune con il famoso Vino Nobile di Montepulciano. Nel Rosso Conero DOC, come nel Rosso Piceno DOC, si aggiunge spesso anche il Sangiovese nell'uvaggio con il Montepulciano, allo scopo di avere un pò più di tannini e struttura. Ma questi non sono vini fatti per un invecchamento troppo lungo, perchè tendono ad ammorbidirsi abbastanza velocemente.


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Umbria

 


(carte enografiche tratte da ©www.vqprd.it)

 

UmbriaUno dei vini più conosciuti dell'Umbria è forse l'Orvieto DOC. E' un bianco fresco e pulito con una piacevole nota di minerali e di mandorla fresca. Tradizionalmente, esiste anche in due altre versioni: abboccato o amabile, ma adesso lo si produce quasi esclusivamente nella versione secca. I vitigni usati sono Trebbiano, Verdello, Grechetto, Malvasia e altri che crescono sulle colline intorno alla bellissima città di Orvieto.
A Torgiano, vicino Perugia, si produce l'interessante Torgiano Rosso Riserva, che nel 1991 fu classificato come il miglior DOCG dell'Umbria. E' un vino ricco e aromatico fatto con i vitigni tradizionali, Sangiovewse e Canaiolo.
Montefalco Sagrantino è un vino rosso caldo, pieno, ricco e speziato, prodotto esclusivamente con le uve Sagrantino, sia nella versione secca che in quella amabile. Nel 1992 ebbe il diritto alla denominazione DOCG. In questo distretto troviamo anche Castello della Sala. Negli ultimi anni si sono fatti alcuni ottimi vini di Sauvignon Blanc, in uvagigo con il vitigno locale Grechetto.


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Lazio

 

(carte enografiche tratte da ©www.vqprd.it)

LazioIl Lazio, la regione che ospita la capitale, è uno dei distretti viticoli più produttivi dell'Italia. Qui troviamo vini bianchi freschi e leggeri come Est! Est!! Est!!! e Frascati, fatti principalmente con i vitigni Malvasia e Trebbiano. Nelle paludi bonificate della provincia di Latina stanno facendo alcuni esperimenti molto interessanti.


 

 


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Abruzzo

 

(carte enografiche tratte da ©www.vqprd.it)

 

AbruzzoL'Abruzzo negli ultimi anni ha prodotto dai vitigni Montepulciano e Trebiano diversi vini buoni, con un ottimo rapporto prezzo/qualità. Controguerra, una delle ultime zone ad ottenere la DOC nell'Abruzzo (1996) si è già fatta notare per il suo vino rosso, fatto con Montepulciano in combinazione con Cabernet Sauvignon e/o Merlot, e per il bianco dal Trebbiano, Passerina e diversi altri vitigni autoctoni.

 


 

 

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Molise

 

(carte enografiche tratte da ©www.vqprd.it)

MoliseIl Molise che prima non si era mai distinto nel fare vini di qualità degni di nota, negli ultimi anni ha avuto alcune zone a DOC: Molise, Biferno e Pentro che producono rossi, bianchi e rosati.

 

 

 

 

 

 

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Campania

 

(carte enografiche tratte da ©www.vqprd.it)

campaniaLa Campania è forse più conosciuta per il suo vino Lacrima Christi che si spreme dalle uve coltivate sui pendii del Vesuvio, ma oggi non è questo il vino più interessante della regione. Altri vini di tradizioni antichissime come il Falernum o Falerno mostrano il potenziale della Campania e i suoi vitigni autoctoni. Il Falerno migliore lo troviamo nel comune di Monte del Massico. Il Falerno bianco si fa dalla Falanghina, la stessa uva che fu piantata dai colonizzatori greci, mentre per il rosso si impiegano Aglianico e, in piccola parte, Piedirosso, anch'esso originario della Magna Grecia.



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Puglia


(carte enografiche tratte da ©www.vqprd.it)

 


PugliaIn Puglia, il tacco d'Italia, negli ultimi anni, si producono diversi vini buoni con un ottimo rapporto prezzo/qualità. I vitigni dominanti sono: nel Salento il Negro Amaro che dà dei vini sia rossi che rosati, il vitigno nero Aleatico che dà un vino dolce naturale e il Primitivo (lo stesso dello Zinfandel di California), i quali possono dare vini scuri, densi, alcolici e molto ricchi.
Dalla zona DOC Castel del Monte viene la Riserva il Falcone di Rivera (fatto soprattutto con l'uva di Troia) e dal Salice Salentino DOC derivano diversi vini buoni come il Negro Amaro e la Malvasia Nera. Sin dai tempi dei crociati la terra di Trani sulla costa Adriatica è stata famosa per il suo vino dolce naturale, moscato di Trani ma, generalmente, sono i rossi che spiccano in questa regione.


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Basilicata

 

(carte enografiche tratte da ©www.vqprd.it)


BasilicataLa Basilicata è una regione piuttosto sconosciuta per quanto riguarda i vini. L'unico vino degno di nota è l'Aglianico del Vulture DOC fatto con l'antico vitigno di origine greca, Aglianico che cresce sui pendii del monte Vulture. E' un vino corposo che con il suo sentore di frutti di bosco e i suoi tannini severi ricorda i vini piemontesi di Nebbiolo.

 

 

 

 

 

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Calabria

 

(carte enografiche tratte da ©www.vqprd.it)
Calabria


La leggenda racconta che le vittorie alle Olimpiadi antiche furono celebrate con uno dei primi vini dell'Europa occidentale, Crimisa, che probabilmente, fu prodotto nei vigneti intorno alle due città della Magna Grecia, Sibari e Crotone, sulla costa orientale della Calabria. Oggi, proprio nella zona di Crimisa, si produce uno dei vini DOC della Calabria, il Cirò rosso e rosato, dal vitigno nero, Gaglioppo, e il Cirò bianco dal Greco Bianco. Dalla punta dello stivale, viene un vino passito, Greco di Bianco. Nella zona di Catanzaro, si coltivano una serie di vitigni locali come Nocera, Calabrese, Pecorino e Magliocco che danno vini fruttati e aromatici.

 


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Sicilia

 

(carte enografiche tratte da ©www.vqprd.it)

 


SiciliaLa Sicilia e il Veneto sono i due più grossi produttori di vini in Italia. La maggior parte del vino viene consumata localmente, ma negli ultimi anni i vini dell'Etna e della provincia di Trapani, sulla costa occidentale, stanno riscuotendo un notevole interesse internazionale e così la Sicilia è diventata una delle regioni vinicole emergenti. Il Grande vino liquoroso italiano, il Marsala, fu creato per il mercato inglese nel 1773 da John Wodhouse. La qualità migliore di Marsala è Marsala Superiore, che si trova sia in una versione del tutto secca che in una amabile e il Marsala Vergine, che è solo leggermente fortificato e amabile o secco. Anche nelle isole, intorno alla Sicilia, si producono alcuni vini dolci da dessert, dei quali il Moscato di Pantelleria è il più conosciuto.


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Sardegna

 

(carte enografiche tratte da ©www.vqprd.it)

 


SardegnaLa produzione di vini in Sardegna è stata modernizzata negli ultimi anni e i vini sono diventati più freschi e più fruttati. I vitigni principali sono: Cannonau, un vitigno nero che si coltiva in tutta l'isola e che nel vino Anchelu Ruju (Angelo Rosso) raggiunge vette inattese; Monica, un vitigno rosso, dal quale si fanno dei vini dolci, amabili e secchi; Vermentino di Gallura, il primo DOCG della Sardegna, di color paglierino e con un sapore caldo e morbido e dal finale un pò amaro; e, infine, uin vino un pò sconosciuto, la Vernaccia di Oristano, un vino dolce di colore dorato e profumo aromatico, che ricorda lo Sherry. E' un vino con le radici nel '300, di chara influenza spagnola.

 

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